Etichettato: tuffi

A te lo posso dire

mare siracusa

Avete mai visto una gara di tuffi dalle grandi altezze? Il mondo da lassù deve sembrare proprio piccolo. In compenso devi avere un grande coraggio, sangue freddo e incoscienza. O forse no. Forse è la paura la vera forza di un cliff diver. Scendere a 85 km/h da venti e passa metri non è uno scherzo anche per un professionista che non deve lasciare nulla al caso. Ogni tuffo è studiato e preparato nei minimi dettagli con tanto di concentrazione e “pensieri paurosi” annessi. Anche per la testa di un tuffatore della domenica passano tante cose, soprattutto se non vuole fare una figuraccia davanti agli amici.

“A te lo posso dire, mi sto cagando addosso”

“Allora pensaci bene, se fai i prossimi tre passi poi sono cazzi tuoi. L’hai visto lo strapiombo? Lo sai che da lì non si può tornare indietro? È come stare su un fazzoletto di vetri rotti. È un biglietto di sola andata”

“Lo so, ma lì sotto ci sono i miei amici e la mia ragazza, non posso fare una figura di merda”

“Quindi quelle formichine urlanti laggiù sono amici tuoi. Sembrano degli sciacalli che aspettano di vederti disintegrare nell’impatto con l’acqua per farsi quattro risate”

“Sono dei bastardi, ora gliela faccio vedere io. Vado, addio”

“Addio”

@lg.fiore

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La garota sul divano – dia 16


Le gare olimpiche stanno volgendo al termine e sulle prime pagine dei quotidiani sportivi si torna a parlare del campionato di calcio appena iniziato. Non ci resta che attendere la finale dell’italvolley e goderci il bronzo del settebello, poi si inizieranno a tirare le somme.

“Oramai c’è poco da vedere. Aspettiamo solo la pallanuoto stasera e la pallavolo domani”

“Va bene, possiamo dedicarci ad altro nel frattempo”

“Ecco, andiamo a fare una gara di tuffi. Io mi tuffo da diverse altezze e tu mi dai i voti, poi faccio un po’ di nuoto sincronizzato e tu mi da i voti. Poi facciamo le immersioni ma senza voti”

“Bene, altro in programma o è tutto qui?”

“Se c’è il tempo, possiamo giocare a tennis quando torniamo a casa?”

“Ok, ma il programma mi sembra già abbastanza denso, conviene interpellare il comitato olimpico locale”

“E cioè?”

“Chiedere alla mamma…”

@lg.fiore

La garota sul divano – dia 10


Di medaglie ce ne sono tanti tipi. Quelle che ami e che non smetti di baciare, quelle che odi e che non vorresti mai aver messo al collo, quelle di legno, forse le più amare e tante altre, la gamma potrebbe essere infinita. Ognuna ha la sua storia, è lo sport. Lo sai e lo accetti. Così facendo troverai sempre nuovi stimoli per riuscire a superarti e a superare gli avversari. Tania Cagnotto ne è uno splendido esempio.

“Bravissima! Che tuffo! Bellissimo! Spero che vinca una medaglia, se la merita. Le cinesi sono troppo forti ma lei se la merita!”

“Lo sai che lei a Londra è arrivata quarta per pochissimo in una gara dove meritava la medaglia?”

“No, ero troppo piccola, e poi spero che la vinca adesso, oggi è la sua ultima gara e la deve finire con la medaglia, così sarà felice”

“Non sempre una medaglia è sinonimo di felicità, se hai dato il massimo è già un ottimo risultato”

“Va bene, ma lei deve finire di tuffarsi con la medaglia…”

@lg.fiore

La garota sul divano – dia 8


Altra giornata intensa a Rio 2016. Le gare individuali e di squadra si susseguono senza sosta. Non abbiamo il tempo di gioire o dispiacerci per una medaglia vinta o sfuggita per pochi centesimi che ci si ritrova proiettati su nuovi eventi pronti a strapparci forti emozioni.

“Oggi ho visto poco, un po’ di tuffi, del nuoto, la scherma e basta”

“Ti sei scocciata?”

“No! Ho aiutato la nonna a preparare gli arancini!”

“Brava, allora meriti anche tu una medaglia…”

@lg.fiore

London calling – day 15

Se sei l’uomo più veloce del mondo, per due Olimpiadi di seguito, sei anche l’uomo olimpico più famoso. Soprattutto se di fatto rinunci al record, perché a 30 metri dal traguardo ti volti per vedere dov’è il tuo avversario, e quando vedi che è dietro alzi il dito e lo baci, sul traguardo. Finale oltre ogni limite, perché Bolt è sempre Bolt, ma il secondo finisce con 19.44, un tempo meraviglioso. Ma soprattutto, queste Olimpiadi dichiarano chiuso, al momento, il dominio Usa, e aperto quello giamaicano nella velocità, fiore all’occhiello americano anche per la visibilità planetaria delle due gare: 5 medaglie su 6 nella specialità non sono più un caso. Che l’uomo olimpico 2012 sia un giamaicano, in un’edizione dominata al solito da Cina e Stati Uniti (con ottimi risultati per l’ospitante Regno Unito), apre le Olimpiadi anche al resto del mondo. E fa pensare quanto sia importante un campione per la storia sportiva di una nazione negli anni che verranno: chi ha insultato in questi mesi la Pellegrini dovrebbe pensare anche all’esempio dato in questi anni, che ha portato migliaia di ragazzi in piscina per emularne le gesta. Ma tutto è dimenticato in nome del risultato, al solito. Salvo adontarsi di ipocrisia per quanto accaduto a Schwarzer.

La giornata italica comincia con una grande gara, ed una brutta notizia: Josepha Idem fa una bellissima gara, e finisce quinta per tre decimi al fotofinish. Chiude qui, a 48 anni, una storia olimpica incredibile. E lei è davvero l’esempio da seguire con la E maiuscola, anche per la sua serenità, e per i figli che vanno a salutarla a fine corsa. Due bronzi strappati con le unghie e con i denti oggi. Donato e Grimaldi. Uno nel triplo, dove ci scopriamo quasi d’improvviso grandi triplisti, conquistando terzo e quarto posto; una nei 10 km di nuoto femminile, una gara durissima, con arrivo in volata, a dimostrare il grande equilibrio anche in sport quasi estremi come questo. Ci avviamo a vincerne una nella ginnastica artistica, ovvero 5 ragazze con una palla che fanno cose incredibili sulla pedana del corpo libero. Sport comandato dalle giurie come nessun altro. A Pechino l’Italia non vinse una medaglia nella specialità e fu scandalo, vediamo se 4 anni sono serviti per acquistare rispetto. Ieri ne abbiamo sfiorata, per una decina di punti, una nella piattaforma femminile, in questa edizione così sfortunata per i tuffi.

Cominciano a finire le discipline di squadra femminili, con grandi successi degli Usa, che riprendono quota sulla Cina per il medagliere finale. Commovente la cerimonia, se così vogliamo chiamarla, del triplista australiano argento nel 1948, morto nel 2006, le cui ceneri sono state sparse nella pedana del salto triplo prima della gara, voglio pensare col beneplacito degli atleti: uno dei casi in cui lo spirito olimpico diventa quasi un’ossessione, quasi come il doping.