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Breaking

Che sapore ha la plastica? Me lo sono sempre chiesto. L’altra mattina l’ho scoperto guardando a tratti il mega evento costruito dalla Nike per abbattere il muro delle 2:00 ore sulla distanza della maratona. Evento costruito benissimo, scenario fichissimo, tutto bellissimo, come solo i maestri del marketing di Beaverton riescono a fare, ma tutto finto. In cuor mio, come in quello di coloro che corrono per piacere o per abbattere i loro personalissimi muri, so bene che il giorno perfetto non esiste, è solo dentro di noi. Il giorno che riuscirò a correre una maratona in meno di 4:00 (cosa che accadrà difficilmente, articolazioni scricchiolanti, pochi allenamenti ed età non giocano a favore, ndr), sarà perché me lo sarò costruito con forza di volontà, allenamento e un po’ di culo, beccando la giornata giusta e il percorso giusto, ma niente di più. La pioggia, il vento, il gelo, il caldo, la colazione sbagliata, fa tutto parte del gioco e non mi arrendo all’idea che qualcuno possa programmare scientificamente il raggiungimento di un tale risultato. Un giorno, tale muro sarà superato ma solo grazie all’impegno, al sudore e al beneplacito della natura e non agli studi di laboratorio finalizzati alla vendita di super scarpe. 

@lg.fiore

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#prayforboston

Spesso mi chiedono perché corro. Corro per fuggire dai miei demoni. Corro per superare i miei demoni. Ora correrò pensando anche ai demoni di qualcun altro.

3:29:44

marathon

Quanto tempo ci si può impiegare per correre 42 chilometri e 195 metri? I migliori poco più di due ore. In alcuni casi, come questo, molto di più. Circa quaranta giorni. Tutto ha avuto inizio intorno alla metà di febbraio, quando in una fredda domenica stavo aspettando sul ponticello di San Cristoforo altri tre runner. Come compagno d’attesa, un gabbiano.

Se ne stava lì. Il petto gonfio, l’occhio vitreo. Sul ponticello c’era abbastanza spazio per tutti e due. Appoggiati alla ringhiera guardavamo il naviglio miseramente in secca. Il rumore dei freni del tram numero 2 distolse la nostra attenzione da quella triste visione. In lontananza, tre piccole sagome distanziate tra loro da pochi passi m indicavano che era l’ora.

Siamo quattro. Tre uomini e una donna. Come i Fantastici Quattro. Le nostre diversità fisiche e caratteriali potrebbero giustificare l’accostamento. Book Run nasce così, quasi per caso. Nasce da una passione professionale, i libri, nelle loro varie declinazioni e una passione magari tardiva ma irrinunciabile: la corsa. Partecipare, come staffetta, alla Milano City Marathon e raccogliere fondi per l’Associazione Sorriso (associazionesorriso.it) i nostri obiettivi. Ci siamo allenati insieme, quando possibile. Abbiamo condiviso pensieri, paure e risate. Tutto fino al giorno della maratona.

La mattina della gara provo sempre la stessa sensazione. Fin dal risveglio, una strana tensione, da giorno del giudizio universale, si impossessa di me. Il chilometraggio conta poco. Lo stato d’animo è sempre lo stesso. Non importa quanto velocemente e per quanto tempo dovrò correre. Mi piace scoprire ciò che le mie gambe possono offrire e ciò che la mia volontà può raggiungere. Mi ripeto: “il mio traguardo è la partenza”. Non credeteci. Arriverò sempre e comunque all’arrivo. Almeno ci proverò, dovessi strisciare anche sui gomiti.

Il Book Run Team ha corso la MIlano City Marathon 2013 con il tempo di 3:29:44. Grazie a Fiorella, Matteo e Fabio. Io sono stato solo uno spettatore privilegiato.

@lg.fiore

Ü Berlin

Sto inseguendo te Berlino / percorriamo le strade per percepire il suolo /
Sto volando su una stella verso una meteora questa notte /
Sto volando su una stella, una stella, una stella /
Ce la farò ad affrontare il giorno / e poi il giorno diventa notte /
Ce la farò ad affrontare la notte /

Questa è la mia Berlino. Almeno è stata questa per due giorni e due notti. Tutto è iniziato sotto il ponte della stazione ferroviaria di Friedrichstraße. Li è iniziata la mia, la nostra maratona. Usciti dal Pergamon Museum, costeggiando la Sprea ci imbattiamo nei famigerati baracchini che vendono cibo da strada. Non ci facciamo pregare e al grido “only the braves” ci buttiamo su brezel e curry wurstel.

Ehi ora / prendi le tue pillole / e / hey ora / fai colazione /
hey ora/ pettinati i capelli e via al lavoro / schianto a terra /
niente illusioni / niente collisione / nessuna intrusione /
la mia immaginazione fugge via /

Fugge via a domani, velocissima, mentre seduto su un vagone della U2 direzione Zoologischer Garten, vedo la città correre sotto di noi. Colori, forme, rumori, voci e odori. Insieme a tutto questo, vedo riflesso nel vetro di fronte l’unico punto di riferimento, la mia spalla. Fabio, “The King” (ndr. nonsologol.wordpress.com/2012/04/18/40/), che scherza con suo figlio. Non capisco chi dei
due abbia dieci anni… Non cambiare mai!

ah ehi ora / prendi la U-Bahn / cinque fermate, cambia la stazione /
hey ora / non dimenticare che il cambiamento ti salverà /
hey ora / conta un migliaio di milioni di persone /
questo è stupefacente / se ne vanno per la città con le loro stelle brillanti /

Passano i minuti, le ore. Mangiamo e parliamo, ma siamo solo dei vegetali pensanti. Con un unico pensiero in testa. La gara. Per fortuna la sera placa gli spiriti e i pensieri. Tornati in albergo sistemiamo i rispetti kit. Ripetiamo meticolosamente come in una sorta di ninna nanna tutto quello che si sarebbe fatto a partire dal risveglio.

Sto volando su una stella verso una meteora questa notte /
Sto volando su una stella, una stella, una stella /
Ce la farò ad affrontare il giorno / e poi il giorno diventa notte /
Ce la farò ad affrontare la notte /

Il suono della sveglia mette fine alla tensione dell’attesa. Si va in scena. La colazione è il primo passo verso la porta di Brandeburgo. Banana, miele, cereali, pane e marmellata. Si mangia tutto. Tutto quello che entra nel serbatoio. Ora i minuti cominciano a correre. Il sole è sempre più alto. Manca poco alle 9:00.

Lo so, lo so, io so quello che sto inseguendo /
Lo so, lo so, lo so che questo mi sta cambiando /

Abbracci, foto ricordo, incoraggiamenti. Via si parte. Tutti compatti. Attenti a non cadere. Dopo qualche chilometro Fabio, che evidentemente aveva ricevuto in sogno la visita di Abebe Bikila, decide che i Campi Elisi della maratona sono pronti ad accoglierlo. Vedo la sua sagoma allontanarsi fino a perdersi in mezzo alla marea multicolore. La gloria bisogna andarsela a prendere e lui ci sta provando. Forse è ancora presto, ma alle gambe e al cuore non si comanda. Nel frattempo io opto per ritmi più consoni all’obiettivo finale, ovvero le 4:00:00 circa.

hey uomo / dimmi qualcosa / Sei fuori da qualche parte? /
Lo so, lo so che questo sta cambiando /
percorriamo le strade per percepire il suolo /
Sto inseguendo te Berlino /

Passano i chilometri, ormai sono più quelli fatti che quelli da fare. Perso il compagno di avventura, non mi resta che far andare in giro la testa, che si svaghi anche lei. Parte così un flusso di coscienza che a confronto Joyce sembra un dilettante. Passaggi cardine: luce, ombra, freddo, l’occhio della madre, Fantozzi, accento svedese, marea danese, gel alle fragole, pace, fame, banane, vaselinen, cuore, Mo Farah, fine.

Ormai manca poco all’arrivo. Anche la coscienza è allo stremo, quindi meglio non spremerla più di tanto. Le gambe resistono, ma non sono ancora per quanto. Il crono è ottimo siamo ancora sotto le 4:00:00 ore. La compostezza del pubblico tedesco non aiuta lo sforzo finale, come se un incitamento di qualche decibel in più potesse alterare la regolarità della gara! Sotto questo punto di vista New York è un altra cosa. Eccola la vedo, è lei la porta di Brandeburgo! Non è nè piccola nè grande, è come me la sono sempre immaginata in tutti i miei sogni. Sempre li, a pochi metri dall’arrivo! Attraversarla segna l’inizio della fine. Quegli ultimi metri sono dedicati a chi non è li con me, a chi è rimasto a casa. Penso anche all’uomo degli altopiani meneghini, Fabio che avrà già il capo cinto d’alloro e magari starà già twittando le sue gesta eroiche (salvo scoprire che causa crampi arriverà qualche minuto dopo di me).

Sto volando su una stella verso una meteora questa notte /
Sto volando su una stella, una stella, una stella /
Ce la farò ad affrontare il giorno / e poi il giorno diventa notte /
Ce la farò ad affrontare la notte /

4:03:43. Ottimo tempo. Ad esser pignolo i 42.195 metri ufficiali li avrei anche corsi sotto le 4 ore (3:59:02), ma con l’esperienza scopri che in una maratona, non potendo mai percorrere la traiettoria migliore, farai sempre circa 600 metri in più. Quei metri che ti portano al tempo ufficiale. Come Italia-Francia finale degli europei di calcio del 2000. Al 90° l’Italia aveva vinto. Nel giro di qualche minuto, supplementari compresi, la coppa l’alzarono i francesi.

Alla fine di ogni maratona mi sento come Dante Alighieri. Mi sembra di aver attraversato paradiso, purgatorio e inferno. Il bello è che non sai mai in che ordine si presenteranno! L’unica speranza che si tramuta in certezza è che la sera mi ritroverò con un pezzo di ferro al collo a riveder le stelle.

@lg.fiore